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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-07-20 ad oggi 2010-07-22 Sintesi (Più sotto trovate gli articoli)

Tra i reati contestati anche la gestione di rifiuti non autorizzata

Inquinamento della falda, sequestrata l'area ex Montedison a Santa Giulia

Sostanze pericolose per la salute, anche cancerogene. Tra gli indagati Giuseppe Grossi e Luigi Zunino

MILANO - La Guardia di finanza di Milano martedì mattina ha eseguito il sequestro preventivo dell'area Montecity-Rogoredo di proprietà della Milano Santa Giulia spa facente capo al gruppo Zunino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la falda acquifera sottostante l'area - che attualmente rifornisce di acqua potabile il nuovo quartiere di Santa Giulia - sarebbe inquinata con alcune sostanze pericolose per l'ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene e altre dannose per fertilità e gravidanza. Nelle settimane scorse, la Procura aveva ordinato una perizia per verificare la presenza di materiali pericolosi nei terreni sui quali sta sorgendo il nuovo quartiere. I reati ipotizzati per questo filone d'inchiesta sono di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque.

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Dalessandro Giacomo

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Internet, l'informatore, ll Giornalista, la stampa, la TV, la Radio, devono innanzi tutto informare correttamente sul Pensiero dell'Intervistato, Avvenimento, Fatto, pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare.. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio..

 

Il Mio Pensiero (Vedi il "Libro dei Miei Pensieri"html PDF ):

……..

Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-07-20 ad oggi 2010-07-22

AVVENIRE

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2010-07-22

 

 

 

 

 

 

2010-07-20

20 luglio 2010

APPALTI E INQUINAMENTO

Milano, la guardia di finanza

sequestra l'intera area Santa Giulia

La Guardia di Finanza di Milano questa mattina ha eseguito il sequestro preventivo dell'area Montecity-Rogoredo di proprietà della Milano "Santa Giulia SpA" facente capo al gruppo Zunino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti la falda acquifera sottostante l'area sarebbe inquinata con alcune sostanze pericolose per l'ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene.

Il sequestro è avvenuto nell'ambito dell'inchiesta coordinata dai pm di Milano Laura Pedio e Gaetano Ruta su presunte irregolarità per la bonifica dell'area di Montecity Santa Giulia per la quale sono finiti indagati (e anche arrestati) l'imprenditore nel campo dei rifiuti Giuseppe Grossi, alcuni suoi collaboratori e Rosanna Gariboldi, moglie del deputato del Pdl Giancarlo Abelli (che ha patteggiato come Grossi).

I reati ipotizzati per questo filone d'inchiesta sono di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque. Le indagini, che sono state svolte anche con il contributo del Corpo Forestale dello Stato, dell'Arpa e della polizia locale di Milano, in base a diverse relazioni depositate in procura, hanno evidenziato l'inquinamento della falda acquifera sottostante l'area Santa Giulia, con superamenti dei limiti di legge di alcune sostanze pericolose per l'ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene.

Dagli accertamenti è emerso inoltre che su alcuni terreni dell'area sarebbero stati eseguiti scavi non autorizzati, nei quali sarebbero state "riportate", senza alcun titolo, scorie di acciaieria che andavano trattate invece come rifiuti.

L'area Santa Giulia ha un'estensione di circa un milione di metri quadrati, un valore di mercato stimato di circa un miliardo di euro e occupa gli spazi su cui sorgevano gli stabilimenti chimici della Montedison e dell'acciaieria Redaelli. Nel 2000 il gruppo guidato dall'immobiliarista Luigi Zunino propose, con un programma integrato di intervento, il riutilizzo del complesso urbanistico presente in quella zona, dando vita così al "Progetto Montecity" firmato anche dall'architetto Norman Foster. Progetto che prevede la realizzazione di un complesso di edilizia sociale e convenzionata con investimenti privati di circa 1,6 miliardi. In questo filone d'inchiesta gli investigatori hanno effettuato anche numerose perquisizioni e sequestrato documenti come certificati di analisi di laboratorio dei campioni delle acque e dei terreni svolte nel tempo e documenti relativi all'esecuzione delle opere di bonifica e smaltimento dei rifiuti.

 

 

 

 

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2010-07-22

"L’acquedotto non è stato contaminato, noi non abbiamo nulla da nascondere"

Santa Giulia, il Comune accusa l’Arpa

Falda inquinata: "L’Agenzia e la Provincia nel corso degli anni non hanno mai avanzato sospetti"

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Falda inquinata: "L’Agenzia e la Provincia nel corso degli anni non hanno mai avanzato sospetti"

Uno scorcio di Santa Giulia (Fotogramma)

Uno scorcio di Santa Giulia (Fotogramma)

MILANO - Colpa dell’Arpa. Il Comune non lo dice così, ma la relazione tecnica diffusa da Palazzo Marino si riassume in questo concetto. L’area non edificata di Santa Giulia è sotto sequestro con l’ipotesi di avvelenamento e l’amministrazione comunale, dopo aver rassicurato i cittadini insieme alla Metropolitana Milanese sul fatto che "l’acquedotto non è stato contaminato", ricorda che "in ogni procedimento di fine bonifica il ruolo del Comune è prevalentemente amministrativo e prende le proprie decisioni, in merito alla bontà o alla chiusura dei procedimenti, sulla base delle verifiche effettuate in campo da Arpa e sulle certificazioni della Provincia, che a sua volta si avvale di una relazione Arpa di chiusura lavori ". Anche per quanto riguarda Montecity, "ci sono stati procedimenti di bonifica autorizzati dalla Regione Lombardia o dal Comune di Milano e certificati dalla Provincia di Milano, solo ed esclusivamente su verifiche Arpa".

Ieri pomeriggio, l’assessore comunale all’Urbanistica, Carlo Masseroli è andato in zona, unico amministratore che almeno ha messo la faccia, insieme ad un dirigente di Mm, a incontrare i residenti e rassicurarli. "Non abbiamo nulla da nascondere e siamo dalla parte dei cittadini a preoccuparci, anzitutto, della loro salute", ha spiegato Masseroli in un clima decisamente teso. Mm assicura che l’acqua distribuita è "indenne da ogni contaminazione". E mette a disposizione il numero 02.84.77.22.40 aperto dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17.

I dubbi sulla effettiva bonifica dell’area vengono da lontano. Il 2 ottobre 2009, ad esempio, il consigliere Basilio Rizzo (Lista Fo) aveva scritto al settore della Polizia Municipale che si occupa di ambiente denunciando che "nel corso di un incontro con lavoratori edili mi è stato segnalato che nell’ambito del cantiere di Santa Giulia si sarebbero determinati interramenti e non rispetto delle procedure del ciclo di rifiuti". Di lì, erano partiti gli accertamenti grazie (anche) ai quali si è arrivati alla decisione del sequestro.

Ancora prima, come ricorda il vicesindaco Riccardo De Corato, la Polizia Locale aveva "comunicato all’autorità giudiziaria notizia di reato... dopo la segnalazione che più residenti erano rimasti intossicati e lamentavano odori nauseabondi provenienti dal vicino cantiere di via Bonfadini". Era il maggio 2005, la scuola elementare di via Sordello venne evacuata per i bruciori agli occhi e ala gola lamentati dai bambini. "Dopo la denuncia della polizia locale — insiste De Corato — furono gli enti preposti in particolare Arpa a prendere in carico la questione". In tempi più recenti, il 10 giugno scorso, Masseroli aveva risposto ad una interrogazione sempre di Rizzo sulle bonifiche in Santa Giulia, garantendo che "il controllo dei cantieri di bonifica viene effettuato da Arpa e Provincia di Milano, che nel corso degli anni non hanno mai avanzato sospetti di questo genere per l’area in oggetto". Per poi ripetere il concetto. "Gli uffici del Comune non hanno l’onere delle verifiche in campo, che sono appunto demandate ad Arpa".

Elisabetta Soglio

22 luglio 2010

 

 

 

 

2010-07-20

Tra i reati contestati anche la gestione di rifiuti non autorizzata

Inquinamento della falda, sequestrata

l'area ex Montedison a Santa Giulia

Sostanze pericolose per la salute, anche cancerogene. Tra gli indagati Giuseppe Grossi e Luigi Zunino

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Tra i reati contestati anche la gestione di rifiuti non autorizzata

Inquinamento della falda, sequestrata

l'area ex Montedison a Santa Giulia

Sostanze pericolose per la salute, anche cancerogene. Tra gli indagati Giuseppe Grossi e Luigi Zunino

Scavi a Santa Giulia (Emblema)

Scavi a Santa Giulia (Emblema)

MILANO - La Guardia di finanza di Milano martedì mattina ha eseguito il sequestro preventivo dell'area Montecity-Rogoredo di proprietà della Milano Santa Giulia spa facente capo al gruppo Zunino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la falda acquifera sottostante l'area - che attualmente rifornisce di acqua potabile il nuovo quartiere di Santa Giulia - sarebbe inquinata con alcune sostanze pericolose per l'ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene e altre dannose per fertilità e gravidanza. Nelle settimane scorse, la Procura aveva ordinato una perizia per verificare la presenza di materiali pericolosi nei terreni sui quali sta sorgendo il nuovo quartiere. I reati ipotizzati per questo filone d'inchiesta sono di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque.

Sigilli all'area sequestrata (Fotogramma)

Sigilli all'area sequestrata (Fotogramma)

INDAGATI GROSSI E ZUNINO - Il sequestro è avvenuto nell'ambito dell'inchiesta coordinata dai pm di Milano Laura Pedio e Gaetano Ruta su presunte irregolarità per la bonifica dell'area di Montecity Santa Giulia, per la quale sono finiti indagati (e anche arrestati) l'imprenditore nel campo dei rifiuti Giuseppe Grossi, alcuni suoi collaboratori e Rosanna Gariboldi, moglie del deputato del Pdl Giancarlo Abelli (che ha patteggiato come Grossi). Nella presente inchiesta tra gli indagati ci sono appunto Giuseppe Grossi e l'immobiliarista Luigi Zunino. Insieme a loro, figurano nel registro degli indagati altri imprenditori attivi nel settore del "movimento terra" ed ex amministratori delle società che si sono occupate degli affari nella zona al centro dell'indagine condotta dai pm Gaetano Ruta e Laura Pedio. Oltre a Grossi e Zunino, sono accusati di discarica abusiva, smaltimento illecito dei rifiuti e avvelenamento delle acque anche Silvio Bernabè, ex ad di Milano Santa Giulia spa, Ezio Streri, ex amministratore gruppo Santa Giulia, Davide Albertini Petrone, direttore generale di Risanamento, Vincenzo Bianchi, imprenditore edile e ex ad Lucchini Artoni, Bruno Marini e Alessandro Viol della Edilbianchi, la società specializzata nelle attività di movimento terra, e Claudio Tedesi, titolare di una società specializzata nelle bonifiche e direttore dell'Asm di Pavia.

VICINO ALLA SCUOLA - A quanto si è appreso, il presunto inquinamento riguarda due falde acquifere, una a 7 e una a 30 metri di profondità, dove sono state trovate sostanze pericolose come cloruro di vinile. Secondo le indagini l'area del parco Trapezio, nei pressi del quale sorge una scuola, è costituita da terreni di cui non si conosce la provenienza e di rifiuti allo stato non identificati. L'Arpa, che ha fatto un lavoro definito "immenso" e dettagliato, ha scoperto nell'area una "falda sospesa" (a soli 6/7 metri di profondità e ritenuta quindi superficiale) che nel corso della bonifica era stata monitorata solo una volta e poi "dimenticata". Tale falda, dalle analisi effettuate, è risultata inquinata in modo grave. In base agli accertamenti anche la falda di secondo livello, che si trova a una profondità di 30 metri e alla quale attinge l'acquedotto, è risultata inquinata, anche se non a livello così alto come quella sospesa. Tra le sostanze nocive rinvenute nelle acque ci sono solventi, cloruro di vinile, tricloro metano e tricloro etilene. Rilevati anche il cromo esavalente e il cadmio, "sostanze a rischio di riduzione della fertilità e di danno ai bambini non ancora nati", come si legge nel decreto di sequestro preventivo firmato dal Gip Fabrizio D’Arcangelo.

LE PRESE DELL'ACQUA POTABILE - "Per quanto riguarda la prima falda sono presenti le opere di captazione facenti capo a 2 centrali dell'acquedotto di Milano, denominate centrale Ovidio e centrale Linate, che attualmente riforniscono di acqua potabile il nuovo quartiere di Santa Giulia", si legge nel decreto di sequestro preventivo. Si tratta di un'annotazione dell'Arpa. La prima falda, situata fino a una profondità di 35-40 metri, conterrebbe, secondo i monitoraggi dell'Arpa, "un inquinamento da solventi clorurati che evidenzia un sostanziale superamento dei limiti di legge con elevate concentrazioni di tetracloroetilene (ndr, fino a 20 volte sopra il limite di legge) e di triclorometano (ndr, di poco oltre il limite di legge), tutte sostanze cancerogene". L'inquinamento della falda sotterranea nell'area di Santa Giulia, comunica l'Arpa Lombardia, "al momento non costituisce un elemento di rischio sanitario per i residenti, ma tale inquinamento andrà comunque rimosso per assicurare che nel tempo la situazione non si estenda".

"NESSUN RISCHIO PER L'ACQUEDOTTO" - Metropolitana Milanese spa, che gestisce il Servizio Idrico Integrato della Città di Milano, assicura che l’acqua distribuita in città è indenne da ogni contaminazione come, tra l’altro, ha dichiarato il Direttore dell’Arpa Dott. Giuseppe Sgorbati. "I prelievi di acqua effettuati presso il quartiere di Santa Giulia riguardano la presenza di inquinanti in falda sospesa e prima falda. Metropolitana Milanese utilizza solo acqua estratta in seconda falda, con pozzi che attingono a partire dai 50 ai 100 - 120 metri. Le centrali più vicine al quartiere sottoposto a sequestro si trovano a circa 1,5 km (Ovidio, Linate, Martini) e sono fornite di impianti di trattamento a carboni attivi specifici per eventuali contaminazioni chimiche. I controlli quotidiani sull’acqua distribuita, oltre 250.000 l’anno effettuati sia da MM che dalla ASL, ne confermano la costante qualità a garanzia della salute della cittadinanza".

LE SCORIE SEPOLTE - Dagli accertamenti è emerso inoltre che su alcuni terreni dell'area sarebbero stati eseguiti scavi non autorizzati, nei quali sarebbero state "riportate", senza alcun titolo, scorie di acciaieria che andavano trattate invece come rifiuti. L'area Santa Giulia ha un'estensione di circa un milione di metri quadrati, un valore di mercato stimato di circa un miliardo di euro e occupa gli spazi su cui sorgevano gli stabilimenti chimici della Montedison e dell'acciaieria Redaelli. Nel 2000 il gruppo guidato dall'immobiliarista Luigi Zunino propose, con un programma integrato di intervento, il riutilizzo del complesso urbanistico presente in quella zona, dando vita così al "progetto Montecity" firmato anche dall'architetto Norman Foster. Progetto che prevede la realizzazione di un complesso di edilizia sociale e convenzionata con investimenti privati di circa 1,6 miliardi. In questo filone d'inchiesta gli investigatori hanno effettuato anche numerose perquisizioni e sequestrato documenti come certificati di analisi di laboratorio dei campioni delle acque e dei terreni svolte nel tempo e documenti relativi all'esecuzione delle opere di bonifica e smaltimento dei rifiuti. Il giudice nel provvedimento ha voluto evidenziare che nell'area ex Redaelli, nelle zone di via Monte Penice "ove si stanno realizzando gli scavi per la costruzione di palazzine dell'Aler, è emersa una situazione di contaminazione dei terreni" con il superamento della soglia prevista dalla legge "laddove invece i terreni dovrebbero essere stati ampiamente bonificati".

RISANAMENTO CEDE IN BORSA - Dopo la notizia il titolo Risanamento è crollato a Piazza Affari, chiudendo a 0,34 euro, -8,48%. Il titolo aveva ampliato le perdite ed era finito in asta di volatilità dopo la nota della società che diceva di riservarsi "di procedere a ogni necessaria valutazione in merito" sulla scia delle notizie sul decreto di sequestro preventivo. La nota della società aggiunge che il 22 luglio si terrà un Consiglio di amministrazione. Il sequestro preventivo prevede di norma il blocco dell'area "fermata" e la nomina di un custode giudiziale che dovrà valutare le attività ordinarie da compiersi all'interno della zona sequestrata.

Redazione online

20 luglio 2010

 

 

REPUBBLICA

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2010-07-22

 

 

 

 

 

 

2010-07-20

Sequestrata l'area di Santa Giulia

avvelenata anche la falda acquifera

L'intera zona, un milione di metri quadri, è interessata da un cospicuo investimento del Gruppo Zunino

L'Arpa: "Le acque dei milanesi indenni da contaminazione, ma è indispensabile una bonifica urgente"

Sequestrata l'area di Santa Giulia avvelenata anche la falda acquifera

Opere di escavazione e riporto non autorizzate dove sono stati depositati rifiuti, macerie, scorie di acciaieria "a ridosso della tangenziale Est" o in zona Redaelli, a Milano, dove sono stati stoccati "cumuli di materiale costituti da terre e rocce di scavo frammiste a laterizi, piastrelle, plastica, pezzi di asfalto, tondini di ferro e manufatti in cemento, utilizzati per il riempimento del parco trapezio". Una "discarica non autorizzata" sull'area Cascina Merezzate, "con un'estensione di 89mila metri quadrati, un cumulo di 30mila metri cubi di materiale da demolizione dell'altezza di circa 7-8 metri costituito da terre e rocce da scavo frammiste a laterizi, piastrelle, plastica, pezzi di asfalto, tondini di ferro e manufatti in cemento".

La barriera per la tangenziale. E' il quadro che emerge dal decreto di sequestro preventivo dell'area Montecity-Santa Giulia, a Milano, eseguito dalla guardia di finanza nell'ambito di un inchiesta con nove indagati, accusati anche di "aver effettuato attività di miscelazione di rifiuti contaminati che sviluppavano odori molesti con altro materiale inerte utilizzando il prodotto per riempimenti in vari punti del cantiere e in particolare per realizzare la barriera antirumore che costeggia la tangenziale Est". Secondo i tecnici, risultano scavati ben 500mila metri cubi di terreno in più rispetto a quanto definito nella convenzione stipulata con il Comune di Milano.

DOSSIER ESPRESSO Il quartiere dei veleni

I nomi sotto accusa. Fra gli indagati ci sono l'imprenditore Giuseppe Grossi e l'immobiliarista Luigi Zunino, insieme con altri imprenditori attivi nel settore del movimento terra ed ex amministratori delle società che si sono occupate degli affari nella zona al centro dell'indagine. Oltre a Grossi e Zunino, sono accusati di discarica abusiva, smaltimento illecito dei rifiuti e avvelenamento delle acque anche Claudio Tedesi, Ezio Streri, Silvio Bernabè, Vincenzo Bianchi, Bruno Marini e Alessandro Viol.

Le falde. L'esame ha riguardato in particolare due falde, una sospesa a 6-7 metri trovata molto inquinata e una a 30 metri, da cui attinge anche un acquedotto, che secondo gli esami risulta inquinata. Gli esperti dell'Arpa, l'Agenzia regionale per l'ambiente, hanno stabilito che nell'acqua delle due falde ci sono sostanze cancerogene oltre i limiti di legge, come tricloroetilene, tetracloroetilene, dicloroetilene, tricloroetano, manganese, solventi clorurati, o come il cromo esavalente e il cadmio "sostanze a rischio di riduzione della fertilità e di danno ai bambini non ancora nati". Falde sottostanti ai terreni sequestrati, una delle quali, quella a circa 30 metri sottoterra, serve due acquedotti milanesi che dopo averla depurata inviano l'acqua agli abitanti proprio di Santa Giulia. L'Arpa: "Le acque dei milanesi indenni da contaminazione, ma è indispensabile una bonifica urgente".

"Una bomba ecologica". Una sorta di "bomba biologica", insomma, come l'aveva definita l'anno scorso in un interrogatorio Cesarina Ferruzzi, manager del gruppo Green Holding, indagata nel filone principale dell'inchiesta sulle presunte irregolarità per la bonifica di quest'area nella periferia nord del capoluogo lombardo. "Una situazione ambientale molto compromessa - si legge nel decreto del gip che cita stralci di interrogatori della Ferruzzi e di Grossi - soprattutto in riferimento alla falda acquifera e alle cosiddette messe in sicurezza realizzate dal precedente proprietario dell'area ex Montedison".

L'accordo non rispettato. Invece di intervenire con una vera e propria (e assai costosa) bonifica sull'inquinamento "riconducibile alle attività industriali pregresse nell'area", gli indagati hanno dato il via a una meno impegnativa "riqualificazione urbanistica". Così, "in aggiunta all'inquinamento presente e non bonificato - scrive il gip - l'area è stata oggetto di ulteriore inquinamento durante i lavori eseguiti dalla Milano Santa Giulia spa in violazione di precise norme di legge e della convenzione stipulata tra committente e Comune di Milano in data 16 marzo 2005".

L'investimento. L'area Santa Giulia, che ha un'estensione pari a circa un milione di metri quadri e un valore di mercato approssimativo di circa un miliardo di euro, occupa oggi gli spazi che furono un tempo degli stabilimenti chimici della Montedison, nonché dell'acciaieria Redaelli. Nel 2000 il Gruppo Zunino propose il riutilizzo dell'intero complesso urbanistico. Nacque così il futurisico progetto Montecity, elaborato anche dall'architetto britannico Norman Foster, che prevede la realizzazione di un vasto programma di edilizia sociale e convenzionata, con investimenti privati stimati in circa 1,6 miliardi di euro.

(20 luglio 2010)

 

 

L'ESPRESSO

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2010-07-20

Santa Giulia, quartiere al veleno

di Adriano Botta

Sequestrata l'area in costruzione a sudest della città: dopo la presunta bonifica, l'acqua nelle case è inquinata e cancerogena. Una vicenda al centro della quale c'è un imprenditore con molti agganci nella politica lombarda

(20 luglio 2010)

Doveva essere il quartiere del rilancio di Milano: più di un milione di metri quadrati a sudest della città, da riconvertire in aree residenziali dopo aver ospitato per decenni stabilimenti e fabbriche. Adesso è finito tutto sotto sequestro: il giudice delle indagini preliminari Fabrizio D'Arcangelo ipotizza diversi reati, tra cui attività di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque. Il sequestro riguarda tutta l'area ex Montedison non edificata ma sulla quale è in programma la costruzione di edifici e una parte del Parco Trapezio, nei cui pressi c'è una scuola.

Le diverse relazioni presentate hanno evidenziato infatti l'inquinamento della falda acquifera sottostante l'area, con superamenti dei limiti di legge di alcune sostanze pericolose per l'ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene. Su diversi terreni dell'area, inoltre, sarebbero stati eseguiti scavi non autorizzati, nei quali sarebbero state poi riportate, senza alcun titolo, scorie di acciaieria da trattare invece come rifiuti.

Anche il sottosuolo della parte già abitata sarebbe risultato contaminato.

In altre parole, la bonifica dell'area - per la quale sono stati spesi milioni di euro pubblici - non sarebbe mai avvenuta, o quanto meno non sarebbe avvenuta correttamente. Secondo l'accusa, incassato il denaro, si nascondevano i veleni invece di eliminarli.

Dell'area di Santa Giulia si parla fin dal 2000, quando il gruppo immobiliare guidato da Luigi Zunino propose il riutilizzo dell'intero complesso attraverso il progetto Montecity, elaborato anche dall'architetto britannico Norman Foster, che prevedeva la realizzazione di un gigantesco programma di edilizia sociale e convenzionata. Nel frattempo però Zunino travolto dai debiti è uscito di scena a fine 2009. E Montecity è finita in mano alle banche creditrici guidate da Intesa e Unicredit che cercheranno di portare a termine il progetto immobiliare di molto ridimensionato.

 

Al centro della bonifica finita sotto inchiesta c'è invece l'imprenditore Giuseppe Grossi, il boss del business ambientale, proprietario del gruppo Green holding. Arrestato nell'ottobre del 2009 dai pm di Milano con accuse di frode fiscale, appropriazione indebita e truffa, adesso Grossi, libero dall'aprile scorso, conta di uscire di scena patteggiando tre anni e sei mesi di reclusione con la restituzione di 17 milioni di euro di fondi neri accumulati all'estero. Un fiume di denaro che secondo la ricostruzione degli investigatori nasceva proprio dal mega affare della bonifica di Montecity. Ma negli anni d'oro il re Mida delle bonifiche vantava agganci ad alto livello nella politica. A cominciare da Giancarlo Abelli, Pdl ramo Forza Italia, già potente boss della sanità lombarda. E poi Roberto Formigoni, il quale, a dire il vero, ha sempre sostenuto che la storiaccia brutta di Grossi, l'uomo che trasformava i rifiuti in oro, non lo riguarda minimamente. Anzi.

Il governatore della Lombardia si è ritagliato un ruolo da semplice spettatore. Che c'entra lui con la velocissima ascesa di un imprenditore spuntato dal nulla una dozzina di anni fa e ora accreditato di un patrimonio miliardario, tra immense collezioni d'auto d'epoca, jet privati, yacht, tenute di caccia e centinaia di case sparse per l'Italia? E, soprattutto, che c'entra Formigoni con i guai di Grossi?

Dalle società di Grossi nei paradisi fiscali sono spuntati 22 milioni di fondi neri e la procura di Milano ne chiede conto e ragione. I magistrati indagano sul gigantesco business delle bonifiche ambientali a suo tempo affidate a Grossi nell'area milanese. Quella di Montecity-Santa Giulia a Rogoredo, appunto, ma anche l'incredibile vicenda dell'area Sisas di Rodano-Pioltello, un risanamento ambientale progettato "senza alcun intervento di finanziamenti pubblici" e che adesso, invece, rischia di pesare per decine di milioni sui bilanci dello Stato e della Lombardia. Formigoni, però, si chiama fuori. Certo, lui Grossi lo conosce. A tal punto da accettare, nell'inverno del 2007, l'invito al grande party per i 60 anni dell'imprenditore, celebrati con un ricevimento affollato da un centinaio di ospiti nella fastosa cornice dell'hotel Four Seasons di Milano. Semplice atto di presenza a un evento mondano, minimizzano i collaboratori del governatore.

La montagna di documenti ufficiali cresciuta negli anni attorno all'operazione Sisas, un affare da (almeno) 120 milioni, racconta però una storia precisa. Per esempio, l'ordine del giorno della seduta di giunta regionale dell'8 aprile del 2009 (numero161) recita testualmente: "Ipotesi di atto integrativo inerente l'assetto pianificatorio dell'area ex Sisas". E il relatore designato è proprio lui, Roberto Formigoni. Del resto, come confermano numerose fonti interpellate da "L'espresso", il lungo iter di approvazione della bonifica Sisas è stato sempre seguito dalla Direzione centrale programmazione integrata, una struttura che fa capo direttamente alla presidenza della Regione. Nell'aprile scorso, in una delle riunioni decisive, fu Marco Carabelli, uno stretto collaboratore del governatore, a svolgere un ruolo fondamentale di mediazione tra le parti in causa. E durante l'incontro, terminato a notte inoltrata, Carabelli informò più volte Formigoni dei progressi della trattativa.

Il negoziato si è concluso esattamente come Grossi sperava. Tra aprile e giugno la giunta regionale gli ha confezionato un paracadute su misura. Soldi pubblici, 12 milioni di euro, per coprire quelli che vengono definiti gli "extracosti della bonifica". E altri 32 milioni (più altrettanti stanziati dal ministero dell'Ambiente) qualora l'operazione Sisas "non consegua", per dirla con le parole di Umberto Benezzoli, direttore generale dell'assessorato lombardo all'Ambiente, "gli obiettivi di equilibrio economico finanziario posti". In altri termini, se per qualunque motivo non andasse in porto la speculazione immobiliare progettata sull'area bonificata (240 mila metri quadrati di nuove costruzioni, di cui quasi 100 mila destinati a un centro commerciale), allora sarà la Regione a pagare il conto.

Niente da fare. Travolto dai guai giudiziari, Grossi nei giorni scorsi ha detto addio all'affare Sisas. E la bonifica, per non incappare in una maxi multa della Ue (circa 400 milioni di euro) sarà pagata dallo Stato. Sfuma così per Grossi l'ultimo colpo, forse il più ricco, di una lunga e fortunata carriera. Un'ascesa velocissima e in apparenza irresistibile, applaudita negli anni da una schiera di amici influenti. C'è il potente boss del Pdl lombardo Giancarlo Abelli e la moglie Rosanna Gariboldi, anche lei arrestata il 20 ottobre 2009 con l'accusa di riciclaggio di una parte di quei 22 milioni di fondi neri attribuiti al re Mida delle bonifiche. Poi Paolo Berlusconi, il fratello di Silvio editore de "il Giornale", con cui i contatti telefonici erano quasi quotidiani.

E ancora Mario Resca, manager apprezzatissimo dal presidente del Consiglio, da pochi mesi approdato alla poltrona di direttore generale del ministero dei Beni culturali. Il legame pluriennale con il prete imprenditore don Luigi Verzè ha invece proiettato Grossi fino al consiglio di amministrazione della Fondazione Monte Tabor, a cui fa capo il polo ospedaliero del San Raffaele di Milano.

Questi nomi famosi fanno da sponda a una carriera tutta sottotraccia. Chioma d'argento, folta barba bianca, il più importante industriale italiano nel settore delle bonifiche, come è stato descritto dai giornali al momento dell'arresto, non è il tipo che passa inosservato, anche per via della stazza imponente: più di un quintale per oltre un metro e 80 di altezza. Sposato, tre figli (due gemelle, Paola e Simona classe 1977, e Andrea del 1982), Grossi ha modi decisi, spesso bruschi, che svelano un temperamento da self made man: parole poche, pubblicità zero. Insomma, badare al sodo, con una cura ossessiva della privacy, della riservatezza. "Ho fatto l'emigrante al contrario", amava raccontare Grossi ai suoi collaboratori. Nel senso che negli anni Ottanta lasciò la Lombardia con destinazione Taranto per agganciarsi al treno miliardario dell'Ilva-Italsider.

Nell'indotto delle acciaierie di Stato arrivano i primi miliardi (in lire), ma quando un decennio dopo torna al nord Grossi resta un perfetto sconosciuto nei circoli industriali che contano. In Puglia però conserva l'amicizia dell'imprenditore Stefano Miccolis, un legame che tornerà utile anche di recente per alcune operazioni in comune nel settore discariche e per il progetto, mai decollato, di un termovalorizzatore a Trani. Miccolis, con interessi negli autotrasporti e nel settore ambientale, è attivissimo a Taranto con la sua Ecologica spa. A Milano, invece, Grossi spunta all'orizzonte del grande business nel luglio del 1997, quando compra le attività italiane del gruppo americano Browning ferries industries (Bfi) di Houston, all'epoca uno dei grandi marchi dello smaltimento rifiuti. Il prezzo dichiarato dell'operazione si aggira intorno ai 26 miliardi di lire dell'epoca, circa 13 milioni di euro. Gli americani escono di scena, ma l'identità del compratore è schermata da società come la Gridway services, base a Dublino e la lussemburghese Stratinvest.

Quello però è solo l'inizio, perché l'ascesa di Grossi è scandita da un gran via vai di finanziarie off shore. "L'espresso" ha rintracciato Estrella, Adami, Gridway (omonima dell'irlandese), Fadinvest, Green Luxembourg, Double Green, tutte con base nel Granducato. Nel Liechtenstein invece troviamo due anstalt: Adami ed Estrella, con la stessa ragione sociale delle cugine lussemburghesi. È una girandola infernale, con una scatola che rimanda all'altra e spesso ne prende il posto dopo anni (a volte soltanto mesi) di onorato servizio. I bilanci di questi veicoli societari lasciano il tempo che trovano. I documenti ufficiali rimandano però a un indirizzo di Galleria del Corso a Milano, a pochi passi dal Duomo, presso lo studio di Federico Ventura. È lui, più di recente insieme al figlio Vittorio, il commercialista di fiducia di Grossi. Ventura, classe 1941, compare da almeno un ventennio negli organigrammi della Servizi industriali, il nucleo originario del gruppo Green holding, attiva nella gestione di discariche e in genere nello smaltimento di rifiuti, compresi quelli pericolosi.

Grossi fa grande sfoggio di liquidità. Punta dritto sul business dell'ambiente che garantisce margini di guadagno elevati. Nel 2008 l'inceneritore di Dalmine, gioiello del gruppo Green holding, ha guadagnato al lordo delle tasse più di 6 milioni su 38 di ricavi. E per la discarica di Sant'Urbano, in provincia di Padova, è andata ancora meglio: 4 milioni di profitti su 18 di fatturato. Certo sono business ad alto rischio, per così dire, politico. Servono buoni rapporti con gli enti locali per ottenere i via libera necessari per investimenti (discariche, inceneritori) spesso poco graditi, per usare un eufemismo, ai cittadini. In questo campo Grossi se la cava alla grande. Non fa niente per nascondere i suoi rapporti di amicizia con sindaci e assessori in Lombardia e altrove. Ma l'ambiente, a quanto pare non gli basta. Tra il 2000 e il 2001, per esempio, il patron di Green holding fa qualche sondaggio per rilevare l'Impregilo, il colosso delle costruzioni che all'epoca era controllato dalla famiglia Romiti. Non se ne fa niente. A quei tempi il mattone tira alla grande e Grossi cavalca l'onda del rialzo. Compra all'asta dalla liquidazione Cirio il Palazzo dell'Innominato a Brignano d'Adda, messo in vendita dal suo amico Resca, all'epoca commissario del gruppo Cragnotti.

Pubblicità zero, come al solito. Mentre in quegli anni i palazzinari come Stefano Ricucci e Danilo Coppola fanno a gara per conquistarsi i titoli sui giornali, lui niente. Zitto, zitto macina profitti per decine di milioni. Nel 2003 si compra un'intera palazzina nel centralissimo corso Magenta a Milano. L'operazione vale oltre 60 milioni e per l'occasione Grossi si mette in società con i fratelli Aldo e Giorgio Magnoni, finanzieri attivissimi sul fronte del mattone. Il rapporto durerà nel tempo. Saranno i Magnoni nel 2006 a girare a Green holding la Sadi quotata in Borsa, messa in vendita giusto qualche mese prima dal presidente dell'Eni Paolo Scaroni, che la controllava attraverso un trust personale. Il doppio passaggio a distanza così ravvicinata ha sollevato molti interrogativi. Nel 2005, quando venne congegnato l'affare, Scaroni conosceva già i Magnoni e anche Grossi. "L'ho incrociato cinque o sei volte", minimizza il numero uno del gruppo petrolifero.

Ma torniamo al palazzo di corso Magenta, perché da lì parte un altro filo importante in questa storia. Infatti nel 2004 il prestigioso immobile milanese viene rilevato da Luigi Zunino, altro imprenditore all'epoca assai rampante. Zunino pensa in grande, forse troppo. Vuole costruire ex novo un quartiere alle porte di Milano e commissiona a Grossi la bonifica dell'area dove si andrà a costruire, un tempo occupata da impianti chimici della Montedison. Santa Giulia, questo il nome della città satellite, porta male ad entrambi. Zunino è stato travolto dalla crisi del mercato. Mentre i costi, secondo l'accusa gonfiati ad arte, della ripulitura dei terreni finiscono al centro dell'inchiesta dei pm. E adesso arriva anche il sequestro di Santa Giulia, assediata dai veleni.

 

 

L'UNITA'

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2010-07-22

 

 

 

 

 

 

2010-07-20

Milano, "avvelenamento delle acque": sequestrata l'area di Santa Giulia

Nel corso della mattinata, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Milano hanno eseguito il sequestro preventivo dell'area Montecity-Rogoredo, di proprietà della Milano Santa Giulia Spa facente capo al Gruppo Risanamento. I reati contestati a vario titolo sono di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano sono state svolte con il contributo del Corpo forestale dello Stato, dell`Arpa e della polizia locale di Milano. In particolare, le diverse relazioni presentate hanno evidenziato, tra l'altro, l`inquinamento della falda acquifera sottostante l`area "Santa Giulia", con superamenti dei limiti di legge di alcune sostanze pericolose per l'ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene. Su alcuni terreni dell`area, inoltre, sarebbero stati eseguiti scavi non autorizzati, nei quali sarebbero state poi "riportate", senza alcun titolo, scorie di acciaieria, da trattare, invece, come rifiuti. L'area "Santa Giulia", che ha un`estensione pari a circa un milione di metri quadri e un valore di mercato approssimativo di circa un miliardo di euro, occupa oggi gli spazi che furono un tempo degli stabilimenti chimici della Montedison, nonché dell`acciaieria Redaelli.

20 luglio 2010

il SOLE 24 ORE

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2010-07-22

 

 

 

 

 

 

2010-07-20

La Guardia di finanza mette i sigilli al cantiere di Santa Giulia a Milano. Falda acquifera avvelenata

di Enrico BronzoCronologia articolo20 luglio 2010

Questo articolo è stato pubblicato il 20 luglio 2010 alle ore 10:33.

L'ultima modifica è del 20 luglio 2010 alle ore 10:33.

I finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Milano, su disposizione del Gip del Tribunale di Milano Fabrizio D'Arcangelo, hanno eseguito il sequestro preventivo dell'area Montecity-Rogoredo, di proprietà della Milano Santa Giulia Spa facente capo al gruppo Zunino. I reati contestati a vario titolo sono di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque.

Le indagini, coordinate dai pm di Milano Laura Pedio e Gaetano Ruta, sono state svolte con il contributo del Corpo forestale dello Stato, dell'Arpa e della Polizia locale di Milano. In particolare, ha spiegato la Guardia di Finanza in una nota, le diverse relazioni presentate hanno evidenziato, tra l'altro, l'inquinamento della falda acquifera sottostante l'area, con superamenti dei limiti di legge di alcune sostanze pericolose per l'ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene. Secondo l'Arpa, tuttavia, non sussistono pericoli immediati per i circa 5mila abitanti del quartiere. Su alcuni terreni dell'area sarebbero stati eseguiti scavi non autorizzati, nei quali sarebbero state poi riportate, senza alcun titolo, scorie di acciaieria, da trattare, invece, come rifiuti (leggi qui le reazioni all'operazione della Gdf).

Nove le persone iscritte nel registro degli indagati dalla procura di Milano. Sono l'imprenditore Luigi Zunino, Giuseppe Grossi, ex ad di Sadi, imprenditore attivo nel settore delle bonifiche industriali, Silvio Bernabè, ex ad di Milano Santa Giulia spa, Davide Albertini Petrone, dg di Risanamento, Vincenzo Bianchi, imprenditore edile, Alessandro Viol, geometra della Edilbianchi, Ezio Streri, Bruno Marini e Claudio Tedesi.

Le forze dell'ordine si sono recate anche negli uffici del comune di Milano per prendere le mappe dei terreni dove sorge Santa Giulia. Il Comune di Milano non avrebbe effettuato i controlli che gli competono sulla bonifica di una delle falde acquifere inquinate nell'area Santa Giulia, ha scritto il gip Fabrizio D'Arcangelo nel decreto di sequestro preventivo dell'area, rifacendosi anche agli accertamenti dell'Arpa. Richieste di approfondimento avanzate dal Sole24Ore.com non hanno ottenuto risposta - nel corso del pomeriggio - dall'assessore milanese allo Sviluppo del territorio, Carlo Masseroli, né dai diretti collaboratori del sindaco, Letizia Moratti. In Borsa il titolo Risamento è stato anche sospeso. Il titolo Risanamento ha accusato forti perdite a Piazza Affari. Vista la situazione il prossimo Consiglio di amministrazione della società ha convocato un cda di urgenza per il 22 luglio.

 

 

 

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2010-07-18

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